Le recenti dichiarazioni di Giorgia Meloni sulla difficoltà di un docente a vivere con 1.700 euro al mese in una città come Milano sollevano interrogativi che vanno ben oltre la retorica politica. La domanda, infatti, non è solo “come si fa?”, ma anche “chi ha permesso che si arrivasse a questo punto?”.
Gli stipendi degli insegnanti italiani sono tra i più bassi in Europa, un dato che non può essere ignorato. Eppure, i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni, compresi quelli sostenuti dall’attuale premier, hanno sistematicamente ignorato il problema. I contratti sono stati rinnovati con aumenti simbolici, ben al di sotto dell’inflazione reale, mentre il costo della vita continuava a salire.
A peggiorare le cose, la scelta di legare gli adeguamenti salariali all’inflazione programmata – un parametro spesso scollegato dalla realtà – ha rappresentato un colpo durissimo per la categoria. E mentre i sindacati sembrano aver rinunciato a una vera battaglia, molti docenti si rifugiano in un lamento sterile sui social.
Se davvero si vuole cambiare rotta, servono scelte politiche coraggiose e una mobilitazione collettiva. Altrimenti, continueremo a indignarci a parole, lasciando che la scuola italiana affondi nel silenzio.
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