Tra il 2019 e il 2025, l’Italia ha registrato un aumento dei prezzi al consumo pari al 23%, mentre le retribuzioni contrattuali si sono fermate al 13,2%. A evidenziarlo è il Rapporto annuale 2026 dell’Istat, che sottolinea come il settore pubblico abbia sofferto in modo particolare, con una perdita di potere d’acquisto del 10,4%.
Nonostante un recupero salariale più rapido dal 2024, la Pubblica Amministrazione continua a mostrare segni di sofferenza. I ritardi nei rinnovi contrattuali e l’insufficienza degli adeguamenti inflazionistici hanno lasciato i lavoratori pubblici indietro rispetto all’aumento del costo della vita. Un esempio emblematico è il comparto scuola, dove gli stipendi dei docenti, pur in crescita tra il 2022 e il 2027, non riescono a tenere il passo con l’inflazione accumulata, stimata tra il 16% e il 18%.
Secondo l’Istat, nel 2025 tutti i dipendenti pubblici risultavano ancora formalmente in attesa di rinnovo contrattuale. Un dato che solleva interrogativi sulla capacità del sistema di garantire condizioni economiche adeguate ai lavoratori, soprattutto in un contesto di inflazione persistente.
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