Roma, 22 maggio – Il Rapporto annuale Istat 2026 getta luce su una realtà che non può essere ignorata: l’Italia investe troppo poco in istruzione e ricerca, rimanendo ben al di sotto della media europea. Secondo i dati, la spesa pubblica per l’istruzione nel 2024 si attesta al 4% del PIL, contro il 4,8% della media UE. Ancora più preoccupante è il divario sui laureati: solo il 31,6% dei giovani italiani tra i 25 e i 34 anni ha conseguito una laurea, rispetto al 44,1% dei coetanei europei.
Antonio Caso, deputato del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione Cultura, non usa mezzi termini: “Questi numeri smentiscono ogni propaganda sul merito e sull’innovazione. L’Italia continua a perdere terreno, mentre altri Paesi avanzano.”
La situazione non migliora sul fronte della ricerca. La spesa in Ricerca e Sviluppo si ferma all’1,4% del PIL, un dato che ci colloca in fondo alla classifica delle grandi economie europee. Inoltre, un dottore di ricerca su dieci lascia il Paese pochi anni dopo aver conseguito il titolo.
Caso conclude con un’accusa diretta al Governo Meloni: “Investire in scuola e ricerca è una scelta politica. L’attuale esecutivo preferisce destinare risorse altrove, condannando il Paese a una stagnazione culturale ed economica.”
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