Gli importi degli stipendi del personale della scuola a maggio 2026 rivelano un cedolino, dove il netto in busta paga non dipende unicamente dal ruolo o dall’anzianità, ma anche dalle addizionali regionali e comunali. Questo sistema fiscale locale, frutto del federalismo fiscale, genera differenze significative nei redditi reali dei lavoratori della scuola. Si sono realtà dove si guadagna di più perchè la tassazione è inferiore, ed altre dove per il principio opposto si guadagna meno.
Per i docenti, il lordo rimane uniforme su tutto il territorio nazionale, ma il netto varia sensibilmente in base alla regione di residenza. Ancora più evidente è la situazione per il personale ATA e i DSGA, che subiscono un impatto maggiore a causa delle aliquote locali.
Le regioni come Lazio e Campania si confermano tra le più penalizzanti per le alte addizionali, mentre il Nord-Est e le Regioni Autonome vantano una pressione fiscale più contenuta. Tuttavia, non si tratta di una semplice contrapposizione geografica: le differenze sono frammentate e spesso imprevedibili.
In definitiva, il federalismo fiscale, pur garantendo autonomia locale, evidenzia una criticità: a parità di stipendio lordo, il potere d’acquisto dei lavoratori della scuola dipende sempre più dal luogo in cui operano. Una questione che meriterebbe un dibattito politico più approfondito.
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