Riceviamo e pubblichiamo la mail di un docente che risponde ad un commento di un utente “ignorante” in calce ad un articolo che evidenzia gli aumenti mancati alla categoria.
Caro signore,
si vede che della scuola conosce solo il parcheggio davanti ai cancelli.
Le “18 ore” che tanto le ossessionano sono solo le ore frontali in classe. Poi ci sono preparazione delle lezioni, compiti da correggere, verifiche da progettare, registri elettronici da compilare, PDP, PEI, programmazioni, riunioni infinite, colloqui con famiglie spesso aggressive, corsi di aggiornamento obbligatori, burocrazia soffocante e responsabilità enormi verso ragazzi sempre più fragili e difficili da gestire.
Provi lei a stare cinque ore consecutive davanti a 25 adolescenti, spesso senza strumenti adeguati, senza supporto psicologico, senza rispetto sociale e con genitori che trasformano ogni richiamo educativo in una guerra personale. Poi ne riparliamo.
E basta con questa favola dei “30/40 euro l’ora”: il nostro stipendio non si calcola come quello di un libero professionista. Quelle ore comprendono un lavoro invisibile che ci portiamo a casa ogni santo giorno, la sera, i weekend e perfino durante le vacanze che voi immaginate come tre mesi alle Maldive. Molti docenti passano luglio a fare corsi, esami, recuperi, pratiche e preparazione dell’anno successivo.
Nessuno dice che altri lavoratori stiano bene o che un collaboratore scolastico non fatichi. Anzi: nella scuola siamo tutti sfruttati, ATA compresi. Ma usare la miseria di uno per insultare quella di un altro è il classico ragionamento di chi non ha idea di come funzioni davvero il lavoro.
La verità è che in questo Paese si pretende che gli insegnanti siano educatori, psicologi, assistenti sociali, burocrati e babysitter, salvo poi insultarli appena osano lamentarsi.
E poi ci chiediamo perché nessuno voglia più fare questo mestiere.
Firmato
Un docente che ha compassione (fino ad un certo punto) dei cafoni ignoranti
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