HomeLettere in RedazioneLa delusione di un precario,amareggiato e deluso dai politici e dai sindacati

La delusione di un precario,amareggiato e deluso dai politici e dai sindacati

Spett.le Redazione, trasmettiamo la seguente lettera di un precario storico auspicando possa trovare spazio sulle pagine della Vostra testata. Ringraziandovi fin d'ora per l'attenzione e la disponibilità, porgiamo cordiali saluti. Coordinamento Docenti Precari

La situazione del precariato nella scuola è diventata estremamente delicata. Tra concorsi, posti messi a bando e nuovi elenchi regionali, si sta delineando uno scenario che rischia di penalizzare proprio quella parte di lavoratori che, per anni, ha garantito il funzionamento della scuola italiana: il precariato storico.

Negli elenchi regionali troviamo spesso persone con punteggi molto bassi e poca esperienza. Non voglio fare la guerra tra poveri, né tantomeno criticare i giovani: ho conosciuto tanti ragazzi preparati, seri e motivati, che meritano rispetto. Il problema non sono loro, ma un sistema che continua a mettere categorie di lavoratori una contro l’altra.

Le ultime dichiarazioni di alcuni sindacati, però, mi hanno lasciato molta amarezza. Un sindacato dovrebbe tutelare tutti i lavoratori, non solo una parte. Spero sinceramente che non si arrivi a qualche accordo “nella stanza dei bottoni” finalizzato esclusivamente a favorire un ricambio generazionale, sacrificando chi da anni garantisce il funzionamento della scuola. Sarebbe l’ennesima dimostrazione di una politica che troppo spesso ha dimenticato etica e senso di giustizia.

Leggendo alcuni commenti sui social ho visto giovani colleghi rispondere con toni offensivi alla proposta di superare gli elenchi regionali e introdurre un doppio canale stabile di reclutamento. Secondo alcuni, chi non supera un concorso a crocette sarebbe automaticamente un insegnante incapace.

A queste persone vorrei ricordare una cosa.

Molti di noi sono partiti dalla propria terra con la “valigia di cartone”. Abbiamo accettato incarichi in paesi di montagna isolati, vivendo in abitazioni di fortuna, affrontando inverni con temperature di -16 gradi e strade innevate, mettendo a rischio la nostra sicurezza pur di garantire il diritto allo studio a bambini e ragazzi.

Abbiamo vissuto terremoti, la pandemia da Covid, e affrontato situazioni difficili senza mai tirarci indietro. Abbiamo sopportato il dolore di stare lontani dalle nostre famiglie. Nel mio caso, non ho potuto essere accanto a mia madre sul letto di morte e non ho visto crescere mia figlia. Questi sacrifici non possono essere cancellati con un test a risposta multipla.

Noi apparteniamo a una generazione che è cresciuta con un altro modo di studiare. Venivamo valutati sulla capacità di approfondire i testi, fare collegamenti, sviluppare il pensiero critico e costruire un ragionamento personale. Oggi prevalgono prove a crocette che, pur avendo una loro funzione, misurano soprattutto memoria e velocità. Non critico questo metodo, ma non accetto che venga utilizzato per giudicare il valore professionale di chi insegna da tanti anni.

Purtroppo qualcuno ha alimentato una contrapposizione tra categorie diverse di precari. C’è stato chi è sceso in piazza pensando soltanto agli idonei, senza comprendere che il problema riguardava tutti. Così oggi abbiamo precari storici, idonei, docenti TFA e altre categorie ancora, tutte divise tra loro. Una frammentazione che ha indebolito il precariato, facendogli perdere forza e capacità di incidere nei confronti delle istituzioni.

Gli errori ormai sono stati commessi e la situazione è diventata estremamente complessa. L’unico vero doppio canale oggi rimasto è rappresentato dal TFA sostegno, che però nel tempo è diventato, per alcuni, una scorciatoia. C’è chi ha potuto permettersi investimenti economici importanti e chi, invece, ha dovuto fare enormi sacrifici, arrivando perfino a privarsi del necessario pur di conseguire la specializzazione.

Anche il meccanismo che consente, dopo cinque anni sul sostegno, il passaggio sulla materia ha creato nuove criticità. Non voglio giudicare le scelte personali di nessuno, ma ritengo che questo sistema abbia prodotto ulteriori disagi, soprattutto per gli alunni con disabilità, che avrebbero bisogno prima di tutto di continuità educativa.

Ogni anno numerosi docenti passano dal sostegno alla materia. Quest’anno è toccato a quelli del primo ciclo; nei prossimi anni toccherà agli altri. Il risultato sarà inevitabile: sempre meno posti disponibili sulla materia e sempre più posti sul sostegno occupati da nuovi docenti, spesso molto giovani, che a loro volta seguiranno lo stesso percorso. Si creerà così un meccanismo destinato a ripetersi all’infinito.

Anche gli idonei dei concorsi e gli iscritti agli elenchi regionali rischieranno di aspettare anni prima di ottenere una stabilizzazione.

Per questo rivolgo un appello proprio agli idonei: non considerate il precariato storico come un avversario. Unitevi a noi. La soluzione non è dividere ulteriormente il mondo della scuola, ma chiedere insieme un sistema di reclutamento più giusto.

La proposta è semplice: rendere stabile il doppio canale di reclutamento, con il 50% delle assunzioni dai concorsi e il 50% dalle graduatorie GPS. Chi ha maturato molti punti nelle graduatorie ha alle spalle anni di servizio, esperienza sul campo e sacrifici enormi. Questa esperienza ha un valore e merita di essere riconosciuta tanto quanto il merito di chi supera un concorso.

La scuola ha bisogno di giovani preparati, ma anche di valorizzare chi da anni la tiene in piedi. Non possiamo continuare a contrapporre il merito all’esperienza. La vera soluzione è costruire un sistema che sappia riconoscere entrambi, senza creare nuove ingiustizie e senza alimentare ulteriori divisioni tra lavoratori che, in fondo, hanno tutti lo stesso obiettivo: garantire una scuola pubblica di qualità.

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