E’ proprio vero- come diceva il grande Eduardo- che “gli esami” (per la Scuola..)” non finiscono mai”, soprattutto se gli esaminatori sono il Ministro Giarda e il suo staff .

Sotto tiro della spending review ancora una volta è la scuola pubblica, nonostante, in questi ultimi 4 anni, sia stata gia oggetto di pesanti tagli. Oltre 140 mila posti di docente e Ata volatilizzatisi in meno di quattro anni.

A farne le spese, oltre all’intero sistema, è , come sempre, l’istruzione tecnica e professionale che secondo il Ministro Profumo avrebbe dovuto essere “alla base di un sano processo di rilancio dell’occupazione dei giovani “ e che invece sconta pesantemente la riduzione delle ore, passate da 36 a 32, e una articolazione disciplinare che non tiene in alcun conto della vocazione e della funzione formativa della stessa.
Eppure era nata per rispondere alle esigenze delle realtà produttive del paese e per riallinearsi ai sistemi formativi europei verso i quali sconta un ritardo storico.
Da sempre, infatti, gli iscritti ai tecnici e professionali hanno avuto il doppio delle possibilità di trovare lavoro rispetto ai loro colleghi liceali ma lo stato di confusione che regna da alcuni anni in questo particolare e delicato settore dell’Istruzione ha finito con l’incidere pesantemente sulla qualità della formazione determinando un gap tra competenze in uscita e quanto, invece, il mercato richiede.

Ore di laboratorio insufficienti , classi di concorso accorpate, riduzione progressiva dell’attività tecnico-pratica, scarsa valorizzazione delle discipline a caratterizzazione professionale, la scure sugli organici di personale docente ed ATA, stanno mettendo in ginocchio quella che, secondo il Ministro Profumo, doveva rappresentare il volano della crescita.
La cosiddetta “razionalizzazione” , in realtà, si è concretizzata in una serie di tagli lineari ed indiscriminati , attuati senza una visione strategica, che anziché colpire gli sprechi, hanno finito col produrre conseguenze disastrose..
In soli 2 anni gli istituti alberghieri hanno perso un considerevole monte ore destinato alle attività laboratoriali nonostante il settore del turismo in Italia sia tra i primi posti per fatturato e capacità occupazionale.
Pesantemente colpiti anche gli istituti per la produzione tessile, gli istituti agrari, gli ex istituti per l’industria e l’artigianato, per non parlare degli ex istituti nautici ora “Trasporti e Logistica” risultano deprivati del loro glorioso passato, nonostante in Europa ci sia una richiesta di 15.000 comandanti di navi e di altrettanti ufficiali

Secondo un recente Rapporto Isfol 2012 “ i tagli realizzati nel comparto strategico dell’istruzione rappresentano un pericolo enorme per lo sviluppo del Paese. L’Italia rischia un calo dello standard di competitività perche’ non investe in maniera adeguata sul capitale umano, mettendo sotto gamba lo sviluppo di impieghi ad alta specializzazione. In particolare, in Italia risulta in crescita l’occupazione nelle professioni elementari, mentre i lavori a elevata specializzazione si sono contratti dell’1,8% negli ultimi 5 anni, contro un aumento medio in Europa del 2% (con la Germania al 4,3%, il Regno Unito al 4%, la Francia al 2,8%).”
Nonostante il dato allarmante, da tutti condiviso, la scure della spending review, della razionalizzazione e degli accorpamenti tra istituti, continua ad abbattersi sull’Istruzione delineando un futuro ancora meno roseo del presente.

GIORGIO MOTTOLA

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