Scholtz: La Scuola rimane emergenza nazionale, ecco uno stralcio della relazione

Stralci dalla relazione iniziale e dalle conclusioni, con le valutazioni sulla situazione italiana ed il ruolo primario dell’azione ducativa  –  Presidente della Compagnia delle Opere  Bernhard Scholz, all’Assemblea Generale di Compagnia delle Opere, svoltasi al MiCO del 25 novembre 2013  

Introduzione

«Cosa possiamo fare per uscire da questa situazione drammatica nella quale ci troviamo?». Questa è una delle domande più frequenti che ho sentito con formulazioni diverse quest’anno. Si legge in questa domanda la consapevolezza che le condizioni politiche ed economiche sono quelle di un malato grave e che la guarigione non si prospetta immediata. Ma si legge anche la consapevolezza che non possiamo rimanere spettatori di uno scenario difficile, aspettando che qualcun altro faccia qualcosa e che non possiamo passare la giornata alla ricerca di colpevoli, complotti o conniventi.  (…)

Viviamo un momento contraddittorio dove le distanze fra agio e disagio si sono accorciate. Vediamo tante imprese in grado di affermarsi con vigore sui mercati accanto a imprese che vacillano o chiudono (solo il manifatturiero – settore trainante del paese – si ridotto in Italia del 15% –  hanno chiuse 32.000 imprese e tante altre invece che esportano più di prima). Vediamo tante opere sociali che raggiungono con sforzi enormi dei bilanci equilibrati accanto ad altre che non riescono a trovare le risorse necessarie: il non profit è cresciuto del 28% dal 2001 ad oggi, dà lavoro a più di seicentomila dipendenti e genera circa il 4% del PIL – mettere al rischio questa crescita vuol dire mettere a rischio il welfare del Paese.

Possiamo allora  fare qualcosa? Nella sua indagine 2013 sulla vita sociale in Italia, il Censis arriva alla conclusione: «…che la crisi antropologica che ha attraversato il Paese ha consumato il suo slancio e sta terminando la sua corsa. Questo non vuol dire che l’egoismo, la passività, l’irresponsabilità, il materialismo e tutti gli aspetti che hanno caratterizzato il degrado sociale degli ultimi anni stiano improvvisamente svanendo; anzi sono al loro punto massimo, ma mostrano di non avere più la forza necessaria per andare oltre. Mentre le energie per un’inversione di rotta ci sono tutte, si tratta di un’energia potenziale, certo, che ancora non si è attivata e che è impossibile sapere dove ci porterà se, cioè, verso un ritorno al passato […] oppure verso percorsi nuovi, di reale collaborazione, di autentica riscoperta dell’altro, di un modo nuovo di lavorare e, perché no, di una ricerca effettiva di dimensioni più alte della vita». (…)

Ci sono migliaia di belle idee e di proposte, migliaia di analisi e progetti, ciò che manca sono soggetti che le realizzino; soggetti così liberi e così responsabili da poter entrare nei particolari della realtà, avendo negli occhi l’orizzonte nel quale tutto si unisce e tutto converge per il bene di tutti. (…)  Due  le condizioni per il passaggio dal potenziale al reale, dalle intenzioni al lavoro, dall’intuizione alla responsabilità. 

La prima è la sincerità di riconoscere che ognuno ha bisogno degli altri per realizzare se stesso e per poter dare un contributo valido. La disponibilità a lavorare insieme nasce dall’esperienza che la reciprocità è una legge della natura umana che riguarda tutta la vita, quella personale, sociale, lavorativa e anche quella imprenditoriale. Non è proprio possibile raggiungere il proprio bene a prescindere del bene degli altri. 

La seconda è la sincerità di riconoscere che il coraggio di cambiare nasce dalla fedeltà al proprio desiderio di bene, di bellezza, di giustizia e non primariamente da uno sforzo volontaristico; nasce da questo desiderio e cresce e si alimenta dal riconoscimento del bene, del bello e del giusto che mi viene incontro giorno per giorno se sono disposto a scoprirlo anche nelle pieghe del tessuto spesso drammatico della quotidianità. 

(…) Ognuno può cominciare a cambiare adesso il modo di operare di decidere: chiedendosi con chi altro può lavorare insieme per trovare nuove soluzioni o prospettive; valorizzando e coinvolgendo i suoi collaboratori in modo più vero e più interessante, può confrontarsi con altri e lasciarsi consigliare (non solo quando è troppo tardi); contribuendo a innovare prodotti, servizi e processi superando vecchi schemi e preconcetti, guardando il mercato e i clienti con nuovi interrogativi, uscendo da un tradizionalismo aziendale ripetitivo che è il contrario di una tradizione imprenditoriale che chiede di essere riscoperta ogni giorno in nuovi scenari e contesti; aiutando chi si trova in difficoltà dando dove possibile il consiglio sincero che aiuta a guardare la realtà così come è cercando di scoprire nuove strade dove le vecchie non sono più percorribili; coinvolgendosi con i giovani che incontra in modo interessato e positivo, sostenendo la loro speranza. (…)  Tanti – non tutti – ma tanti problemi politici nascono proprio dalla crisi della società civile, caratterizzata a livello antropologico dall’individualismo (che il Censis ha descritto nella citazione di prima)  e al livello politico dallo statalismo. (…)  Il Corriere della Sera del 28 ottobre scorso ha scritto che la nostra crisi proviene «da questo multiforme sfilacciamento del tessuto collettivo, da questa indifferenza al senso della realtà. Chiamarsene fuori facendo sfoggio di virtù e cercare un capro espiatorio nella parte politica che non ci piace testimonia solo una cieca faziosità». 

Solo una socialità che supera l’individualismo e lo statalismo, che favorisce la libertà e la responsabilità permette sia nel mondo profit sia nel mondo non profit una creatività imprenditoriale costruttiva, orientata sin dall’origine al bene comune. 

(…)  Vogliamo che la nostra associazione sia sempre più l’esperienza di una socialità viva, affinché ogni persona possa diventare protagonista della sua vita lavorativa e sociale e possa, attraverso la sua iniziativa, contribuire a stabilire relazioni nelle quali la creatività e la responsabilità diventano caratteristiche distintive di ogni attività. (…)   La formazione a tutti livelli, da quella tecnico-professionale a quella manageriale, è diventata una questione fondamentale per le imprese profit, non profit e per i professionisti. Cercheremo di rendere in futuro le nostre diverse iniziative formative ancora più pertinenti e incisive. La formazione è uno degli investimenti più importanti per il futuro del nostro lavoro. (…)

 

Conclusioni

Tutto ciò che abbiamo ascoltato documenta un’intraprendenza coraggiosa che si esprime in un contesto economico ed politico tutt’altro che favorevole. (…)  L’Italia deve crescere per creare occupazione, in primis per i giovani. Non sono un fautore della crescita del PIL come criterio unico per valutare lo stato di un Paese. Ma se l’Italia, con il suo pesante debito pubblico, non cresce rischia di retrocedere in modo ancora più drammatico e di aumentare il già insopportabile numero dei giovani disoccupati. Parlare di condizioni per la crescita significa avere imprese che innovano e crescono  e noi, come tante altre associazioni, cerchiamo di sostenerle in questo.

Ma per la crescita occorre con urgenza una riduzione dell’oppressione burocratica e della pressione fiscale, sia nel mondo profit sia nel mondo non profit. Abbiamo bisogno di una riforma che riduca la pressione fiscale per le famiglie e le aiuti a svolgere il loro compito educativo; occorre un nuovo sistema fiscale per le imprese più semplice e che riconosca il merito con criteri chiari e comprensibili; abbiamo bisogno di alcune modifiche alla legge sul lavoro; abbiamo bisogno, urgentemente, di una riduzione della spesa pubblica, con l’applicazione estesa del criterio dei costi standard; abbiamo bisogno di un nuovo sistema di welfare che valorizzi l’iniziativa personale, il privato sociale e il pubblico; abbiamo bisogno di una riforma istituzionale dei sistemi della rappresentanza e del federalismo. Non da ultimo, occorre una nuova legge elettorale che sostituisca senza se e senza ma quella attuale con la sua impronta oligarchica e ridia ai cittadini la possibilità di scegliere.

Tutto questo è noto. Ma perché non viene realizzato? Perché i partiti o i gruppi parlamentari si occupano continuamente di se stessi, con un’autoreferenzialità che relativizza e spesso ostacola il lavoro di quegli uomini politici che invece si impegnano prima di tutto per il bene comune. Troppe questioni importanti vengono trascurate o diventano oggetto di una strumentalizzazione partitica. Assistiamo a continui annunci di nuove leggi, delle quali poi solo poche vengono approvate e dopo estenuanti discussioni; ma di quelle leggi approvate non tutte diventano operative, perché rimangono senza decreti attuativi.

Ciò che occorre, invece, sono riforme complessive con un disegno integrale che unisca in modo comprensibile e trasparente  le singole norme, disboscando le giungle normative che aprono alle più svariate interpretazioni, creano gravi incertezze e favoriscono solo costosi contenziosi: occorrono meno leggi singole ma più testi unici con norme che semplificano; occorrono decreti attuativi scritti dopo aver ascoltato le parti sociali che le dovranno applicare. (…) 

Il prevalere dei diversi personalismi fino all’esasperazione – che ormai caratterizza quasi tutti i partiti – deve cedere immediatamente il passo all’attenzione sui contenuti. Solo così le larghe intese possono acquisire la forza per diventare un’occasione per le riforme di cui c’è bisogno. Se nel Parlamento si tornasse a respirare lo spirito della Costituente, l’Italia potrebbe fare un grande passo avanti.

L’Anno prossimo ci attendono le elezioni europee e il Semestre di turno alla Presidenza dell’Unione Europea. L’Europa è un orizzonte naturale per l’Italia e l’Europa ha a sua volta bisogno dell’Italia. Non solo è possibile, ma necessario discutere con l’Amministrazione Europea e con gli altri Stati, su tanti temi che animano la discussione in ambito europeo  – come l’imprenditoria, l’intrapresa sociale, il lavoro, i giovani – cambiando laddove si deve cambiare ma, nel contempo, rendendo ragione di peculiarità ed eccellenze italiane. Ma è assolutamente controproducente e pericoloso giocare con gli istinti antieuropeistici. Isolata dal contesto europeo, l’Italia avrebbe solo da perdere.

(… ) 

Di fatto, la prima emergenza nazionale è e rimane l’educazione, un’educazione alla libertà e alla responsabilità, non ad una cittadinanza astratta e un’autonomia individualistica; un’educazione a una socialità che nasce dal di dentro della persona e non da un comportamento imposto estrinsecamente; un’educazione a una curiosità autentica e a una creatività costruttiva e non solo un serie di nozioni prive di qualsiasi base esperienziale.

Dopo anni di tagli, questo Governo ha stanziato con il decreto legge “L’istruzione riparte” dei fondi per le scuole. Questo è certamente positivo, ma non basta. Occorre avere il coraggio di cambiare metodo e trasformare i beneficiari di questi provvedimenti in soggetti che partecipano a pieno titolo ai processi di istruzione e di formazione per il bene dei ragazzi. Le più recenti ricerche mostrano che i Paesi in cui le scuole godono di autonomia e si sottopongono a una valutazione periodica dei risultati sono quelle in cui si innalzano i livelli di insegnamento e apprendimento, perché si motivano le persone alla crescita umana e culturale dei ragazzi. Chi legge i risultati dell’OCSE sul sistema scolastico italiano dovrebbe comprendere che la strada maestra della scuola è ancora quella della libertà di educazione.

Abbiamo promosso insieme con le ACLI e al mondo salesiano un’iniziativa nazionale per la formazione professionale dei giovani che ha superato in poche settimane le ventimila adesioni. Questo è un esempio di come sia possibile, di fronte a un obiettivo decisivo per il futuro, trovare una collaborazione fra realtà diverse. Questa iniziativa non vuole solo contrastare l’abbandono scolastico, ma aprire le porte, insieme con l’apprendistato, al sistema duale che unisce formazione e lavoro in una forma attuabile nella realtà italiana, senza introdurre in modo schematico modelli da altri Paesi. Attualmente sono in Italia 280.000 i ragazzi coinvolti nella formazione professionale. A questo proposito, ci auguriamo che le risorse europee della Youth Guarantee vengano investite in progetti che portino in modo reale e verificabile alla formazione dei giovani e al loro inserimento lavorativo. Come abbiamo documentato, tante nostre imprese si occupano in modo esemplare dei giovani. Noi vogliamo collaborare con tutte le nostre forze con tutti gli interlocutori disponibili per creare condizioni più favorevoli per la crescita professionale e l’occupazione dei giovani. 

Il vero nemico non è l’insieme delle mille difficoltà e ostilità, il vero nemico è l’abbandono alla rassegnazione, rispetto alla quale la protesta urlata è solo uno sfogo altrettanto impotente. Ognuno di noi comunica attraverso il suo lavoro e il suo giudizio, ciò in cui veramente crede, comunica chiarezza oppure ottusità, sincerità o illusioni;  ognuno di noi sostiene la speranza oppure lascia spazio alla disperazione. (…)  

Vi prego con tutto il cuore di firmare l’appello per i cristiani perseguitati, partito al Meeting di Rimini con la firma del Primo Ministro, Enrico Letta. Come sottolinea Papa Francesco non possiamo dimenticarci dei più sofferenti che muoiono per quella stessa fede che permette anche a noi di vivere il nostro desiderio umano nell’impatto con la realtà come scoperta della Verità e della Bellezza. La cosa che sembra più astratta è quella più concreta: la nostra posizione umana di fronte al mondo e alle sue sfide, una posizione che può essere aperta ad imparare oppure chiusa e risentita; una posizione che può essere disponibile al cambiamento o fissata su ciò che pensa di sapere e di vivere già. 

Il futuro sociale ed economico dei nostri Paesi dipende anzitutto da una posizione umana autentica, da un tensione ideale che attraversa anche i nostri  limiti e le nostre contraddizioni senza fermarsi mai.  

Vogliamo quindi essere fedeli a noi stessi, vogliamo costruire minuto per minuto, millimetro per millimetro – dovunque e in qualsiasi condizione. Quindi, amici, lavoriamo insieme e sosteniamoci nel coraggio di cambiare e diamo in questo modo il nostro contributo per una società civile più forte e più creativa. I nostri figli lo meritano.

Grazie a tutti e buon lavoro!

Bernhard Scholz

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