Modernizzazione: per la scuola è una sfida non solo necessaria ma possibile. Ne è convinto il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna. Un esame attento degli indicatori internazionali ed europei mostra le criticità del nostro sistema ma anche la rincorsa dell’Italia verso standard di eccellenza.
In Gran Bretagna è previsto uno sviluppo di carriera per gli insegnanti che li porta progressivamente allo stipendio dei dirigenti. Dall’altro capo del mondo, in Corea, nelle scuole i docenti più preparati vengono chiamati a gestire il funzionamento delle scuole, puntando proprio sulla loro esperienza di insegnamento e sulle loro capacità di coordinare il lavoro e confermati in base ai risultati raggiunti dagli studenti. In Italia abbiamo un sistema fermo, burocratico. Un insegnante che si impegna nel suo lavoro non ha progressioni di carriera di alcun genere. Lo scarto retributivo di un insegnante italiano, a fine e inizio carriera – rispetto alla media degli stipendi europei va dai quattro ai dieci mila euro.
L’analisi degli indicatori contenuti nella ricerca – aggiunge il segretario Uil Scuola – fornisce una chiave di lettura utile per rispondere anche alle domande poste dalla Commissione europea al nostro paese: – Quali caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test Invalsi?; – Come intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole scuole? Quale tipo di incentivo il Governo intende varare?
Se una prima risposta rispetto al primo punto – puntualizza Di Menna – è stata data con il recente decreto sulla valutazione, il riconoscimento professionale è il grande assente nell’azione di governo.
Nell’Assemblea nazionale che si terrà nei prossimi due giorni a Fiuggi abbiamo strutturato i nostri lavori puntando su tre temi: la modernizzazione della scuola e la valorizzazione del lavoro, il ruolo del sindacato, la rappresentanza e la contrattazione, la scuola e l’Europa.
Non si può non condividere l’esigenza di modernizzazione della scuola. I processi, annunciati in questi giorni, di digitalizzazione del nostro sistema e di introduzione di nuovi strumenti multimediali sono positivi, come è positivo l’utilizzo di fondi europei spesso lasciati inutilizzati o spesi male. Vediamo se si farà veramente. Non vorremmo che la buona idea anneghi nella palude delle procedure. Andrà valutato anche il modo in cui sarà realizzata e seguita la fase di attuazione.
La scuola si è purtroppo abituata alle innovazioni annunciate e ai cambiamenti trasmessi con le circolari: ‘si cambia, adesso fate così’ scaricando il peso delle innovazioni sul personale. Vedremo se queste innovazioni saranno accompagnate da una azione di coinvolgimento, di formazione, di sostegno e di supporto. Attenzione però, non va dimenticato l’insostituibile ruolo dell’insegnante: una buona politica che vuole pensare al futuro deve garantire scuole dotate di moderni strumenti informatici, lavagne interattive, laboratori scientifici, linguistici, ma è assolutamente prioritario riconoscere il lavoro degli insegnanti; grazie al loro impegno e alla loro professionalità si sviluppa negli studenti senso critico, capacità di comprendere e risolvere problemi. Va quindi nella direzione della modernizzazione la richiesta della Uil di riconoscimento del lavoro, risorsa insostituibile.
La spinta alla modernizzazione, quella che come Uil Scuola auspichiamo, dovrebbe partire dalla riduzione del peso della burocrazia, da procedure più snelle, da una gestione che assicuri stabilità e continuità.
Siamo in presenza, invece, di pezzi di amministrazione che non si fidano gli uni degli altri che, invece di lavorare in team, si scambiano corrispondenza allungando il tempi delle decisioni.
L’esperienza ci suggerisce che spesso le commissioni di super esperti, i gruppi di lavoro e di analisi che lavorano senza il coinvolgimento degli insegnanti e di chi li rappresenta, non sono la soluzione ma sono un problema.
La via migliore per la condivisione e per evitare errori è il coinvolgimento e il confronto aperto con il sindacato. In una società moderna il ruolo del sindacato è molto importante.
In Finlandia, paese con i più alti standard educativi, quasi tutti gli insegnanti sono iscritti al sindacato. Esperienza di eccellenza che contraddice nettamente il vezzo tutto italiano di attribuire al sindacato tutti i mali del sistema. E’ invece – continua Di Menna – quanto mai necessario dare forza alle professionalità della scuola, rispondere alle esigenze di chi ogni giorno lavora a scuola, fare proposte, negoziare, trovare soluzioni.

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