Nel primo trimestre del 2026, l’Assegno Unico Universale (AUU) ha raggiunto numeri significativi: 4,9 miliardi di euro distribuiti a oltre 6 milioni di nuclei familiari, per un totale di quasi 9,5 milioni di figli. Sono cifre che, sommate ai 19,8 miliardi erogati nel 2025, confermano l’importanza di questo strumento come pilastro del welfare italiano. Ma dietro i numeri si nascondono sfide e riflessioni che meritano attenzione.
L’importo medio per figlio, pari a 171 euro a marzo 2026, varia sensibilmente in base all’ISEE: si passa dai 228 euro per le famiglie con reddito più basso ai circa 60 euro per chi non presenta l’indicatore o supera la soglia massima di 46.582,71 euro. Una differenziazione che, almeno sulla carta, rispecchia l’obiettivo di garantire maggiore equità e sostegno alle fasce più fragili della popolazione. Tuttavia, il sistema non è esente da critiche.
Uno dei punti deboli riguarda proprio l’ISEE, che continua a rappresentare un ostacolo burocratico per molte famiglie. Nonostante gli sforzi per semplificare le procedure, il numero di nuclei che rinunciano a presentarlo rimane significativo. Questo non solo riduce l’importo dell’assegno ricevuto, ma rischia anche di penalizzare chi avrebbe effettivamente diritto a un supporto maggiore. È evidente che occorre lavorare su una maggiore sensibilizzazione e accessibilità, affinché nessuno venga lasciato indietro.
Un altro nodo cruciale è rappresentato dall’importo massimo dell’assegno, che molti ritengono insufficiente a coprire i crescenti costi legati alla cura e all’educazione dei figli. Con l’inflazione che continua a erodere il potere d’acquisto delle famiglie, i 228 euro destinati ai redditi più bassi appaiono spesso come una goccia nel mare. Se l’obiettivo è sostenere concretamente la natalità e il benessere familiare, sarà necessario rivedere al rialzo queste cifre nei prossimi anni.
Non mancano, però, i segnali positivi. L’Osservatorio Statistico sull’AUU evidenzia come il sistema stia diventando sempre più inclusivo, coinvolgendo anche categorie prima escluse dai vecchi meccanismi di sostegno familiare. È un passo avanti importante, che va nella direzione di una maggiore universalità e giustizia sociale.
Resta però da capire se questo strumento, da solo, sia sufficiente a invertire il trend demografico negativo che affligge il nostro Paese. L’Assegno Unico è un tassello fondamentale, ma non può essere l’unica risposta. Servono politiche integrate che affrontino il problema su più fronti: dal lavoro femminile alla disponibilità di servizi per l’infanzia, fino al sostegno abitativo.
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