mercoledì, Ottobre 5, 2022
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Il Censis boccia i percorsi triennali: sono troppo teorici!

Strategico per l’Italia incrementare il successo formativo degli studenti dei percorsi triennali di istruzione e formazione professionale. Lo sottolinea il Censis approfondendo nel 47° Rapporto sulla condizione sociale del Paese 2013, presentato venerdì a Roma (www.censis.it), alcune derive del sistema educativo nazionale. Partendo dall’insufficiente scolarità degli italiani: il 21% con più di 15 anni oggi possiede al massimo la licenza elementare, concentrato tra gli anziani.Ma campanelli d’allarme suonano per il 2% di 15-19enni, l’1,5% di 20-24enni, il 4% di 25-29enni e il 7,7% di 30-59enni che non hanno mai conseguito un titolo di scuola media. “Un contributo determinante può e deve essere apportato dal circuito dell’istruzione degli adulti (IdA), in corso di revisione e aggiornamento ormai da troppo tempo come il Censis ha già sottolineato nel 2011”, spiega Giuseppe Roma, direttore del Censis. Avviata nel 2009, la riorganizzazione dei centri d’istruzione per gli adulti, compresi i corsi serali, ha avuto una forte accelerazione tra il 2012 e il 2013. Da questo anno scolastico partiranno le prime sperimentazioni per verificare il nuovo assetto organizzativo e l’incisività dell’azione educativa sui gruppi target che sarà focalizzata solo sull’acquisizione di titoli di studi scolastico e sull’alfabetizzazione linguistica degli stranieri.

Occorre, propone il Censis, «una campagna più incisiva di reclutamento, maggiore capillarità e solidità dell’offerta per porre fine agli squilibri territoriali, rinnovare la proposta educativa dei centri IdA per assicurarne la frequenza e il successo formativo». Infatti, i tassi di abbandono sono elevati: il 24,4% nel 2011-12 con una punta massima del 31,5% proprio nei corsi del primo ciclo d’istruzione, seguiti dai corsi per immigrati al 25,2%. In questo contesto si inserisce il sistema di istruzione e formazione professionale (IeFp) con la sua «disparità territoriale nell’offerta e nelle performance». I percorsi triennali di IePf sono scelti per l’espletamento dell’obbligo d’istruzione da 241.620 ragazzi nel 2011/12, con un ulteriore incremento nel 2012/13. Ma gli esiti dei percorsi IeFp finora attivati nelle istituzioni scolastiche sono inferiori a quelli registrati nelle istituzioni formative. I dati Isfol evidenziano che solo il 57,1% degli iscritti alle scuole nel 2008-09 hanno conseguito la qualifica tre anni dopo, mentre il valore sale all’87,5% per le istituzioni formative, e anche i tassi di abbandono sono più elevati nelle scuole. Da un’indagine Censis ancora in corso presso i dirigenti scolastici emerge che il 31,8% degli istituti professionali che hanno attivato i percorsi di IeFp segnalano una domanda debole e il 18,2% ritiene che percorsi scolastici e formativi debbano rimanere distinti. Sui bassi tassi di conseguimento della qualifica il 29,9% dei presidi afferma che molti ragazzi hanno deciso di proseguire nel percorso quinquennale fino al diploma. Ma il 26,2% chiama in causa percorsi triennali realizzati nella scuole come troppo teorici, impegnativi, pesanti. E il 24,4% dichiara che molti studenti sono passati a frequentare i corsi erogati dalla formazione professionale. Tra gli aspetti da migliorare il 74,4% indica i servizi di accompagnamento e supporto per gli studenti. Le strategie più diffuse intraprese dagli istituti professionali per incrementare il successo formativo riguardano il raccordo tra studio e lavoro, in primo luogo con stage (74,3%), alternanza scuola-lavoro (72,9%). Il 72,2% punta alla didattica laboratoriale, seguita dal raccordo tra competenze di base e professionalizzanti (64,6%). Solo il 27,1% indica la personalizzazione degli apprendimenti.

Emanuela Micucci

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