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Il tumore e le metastasi del sindacalismo monopolistico (a partire dallo Statuto dei Lavoratori del 1970)

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore

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In Italia la democrazia sindacale non esiste, se mai esisterà.
I sindacati confederali CGIL CISL UIL ne detengono di fatto il monopolio, legiferano e regolano nei contratti nazionali tutte le questioni, compresi i diritti fondamentali di ogni lavoratore, che in uno stato democratico dovrebbero essere chiariti nella Costituzione o nelle Leggi.
A ben guardare i cosiddetti diritti sindacali riguardano i diritti dei sindacati confederali o assimilati (nella Scuola: SNALS, FGU, ANIEF), non i diritti dei lavoratori. Per esempio, l’art. 23 del CCNL Istruzione e Ricerca del 2018 riconosce formalmente il diritto di ogni lavoratore a fruire di 10 ore annue di assemblee sindacali, ma ne limita fortemente il presunto diritto vincolandone obbligatoriamente l’utilizzo alle assemblee indette dai sindacati confederali o assimilati (come se la Legge consentisse l’8 per mille alla sola Chiesa Cattolica).
Questo vincolo antisindacale e antidemocratico, in contrasto con la Costituzione, deriva dallo Statuto dei lavoratori del 1970, incredibilmente magnificato da tutti come capolavoro e presidio di democrazia sindacale (e a questo proposito, sarebbe ora di riscrivere completamente questa legge aggiornandola allo spirito della Costituzione).
L’aggettivo “firmatarie”, presente più volte nel CCNL del 2018, unito al termine “organizzazioni sindacali”, rappresenta la metastasi più grave del tumore iniziale: l’art. 22 del CCNL limita infatti alle sole organizzazioni sindacali firmatarie la quasi totalità delle prerogative (cioè privilegi) sindacali, consistenti nel diritto di partecipare alle contrattazioni integrative a tutti i livelli – da quello nazionale a quello del singolo istituto – con particolare riguardo a mobilità, gestione dei diritti e dei permessi sindacali, tutela della salute nell’ambiente di lavoro, fruizione dei permessi per il diritto allo studio, ripartizione del FIS e del MOF, diritto alla disconnessione.
In pratica, se un sindacato nazionale rappresentativo non firma il CCNL, potrà certamente continuare a fruire dei distacchi e dei permessi sindacali – ma sulla base dei criteri e delle ripartizioni che effettueranno gli altri, i firmatari – e potrà continuare a indire le assemblee nei luoghi di lavoro, ma gli verrà preclusa ogni altra forma di attività sindale, compresa la partecipazione ai tavoli contrattuali di istituto.
Ecco spiegato perchè tutti i sindacati hanno prontamente e entusiasticamente firmato in un battibaleno le offerte contrattuali del ministro Valditara, comprese tutte le tabelle retributive elaborate dalla parte datoriale.
Ecco spiegato perché il punto di attacco alla costruzione della struttura reazionaria del sindacalismo italiano non può essere altro che l’urgente eliminazione dall’art. 22 di quell’apparentemente innocuo aggettivo “firmatarie”, senza la quale nessun sindacato nazionale avrà mai l’ardire di una presa di posizione autonoma a difesa dei lavoratori.

Valerio Cai portavoce di Noi Scuola

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