La questione dei TFA speciali, una cartina di tornasole

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La VII Commissione Cultura della Camera non ha ancora espresso il proprio  parere sulla proposta di modifica del DM 249/2010, quella che introdurrebbe i TFA speciali per i docenti con almeno tre anni di servizio, che impazzano le polemiche. A leggere bene, sono tante le motivazioni alla base dello scontento, affatto legate alla tardività del provvedimento, al suo incomprensibile slittamento, alla costatazione che, alla base della modifica, vi sia un palese travisamento della normativa europea che prevede il riconoscimento professionale per chi ha svolto una data professione per anni, non l’accesso a corsi riservati o a “sconti” sulla formazione. Nonostante le insidie che la proposta di modifica stessa contiene, invece, accanto ad una comprensibile aria di attesa, registriamo una totale assenza di giudizio rispetto ai partiti che, manifestando una coerenza “mirabile” unita ad una impostazione politica miope e inaccettabile, hanno proposto di far slittare ulteriormente la discussione sulla proposta di modifica, in barba alle promesse del Ministro Profumo che ha demagogicamente “spacciato” anche i TFA speciali tra le sue trovate rivoluzionarie per risolvere i problemi del precariato scolastico. Ma guardiamo “in faccia” la realtà: le straordinarie soluzioni, dal concorsone truffa ai TFA speciali, non sono altro che l’ennesimo strumento di mortificazione per migliaia di docenti italiani per i quali, unici nel panorama lavorativo nazionale ed europeo, l’esperienza maturata ed il servizio, non contano niente. Meglio favorire in questo i colleghi europei, che sulla base dello stesso requisito, il servizio svolto appunto, sono “abilitati” per decreto, senza ‘ma’ e senza ‘se’, in virtù della stessa normativa che, per i docenti italiani è carta straccia. Dall’amministrazione in mano al PDL a quella congiunta PDL-PD a sostegno governo dei tecnici,quindi, abbiamo avuto una poco sorprendente continuità e i docenti precari con servizio hanno ricevuto lo stesso trattamento sprezzante e cinico, trattati solo come numeri da contenere o se possibile azzerare, da nascondere sotto al tappeto di una vergogna tutta italiana, lo sfruttamento del lavoro precario. E adesso, invece di approfittare di una discussione parlamentare per trattare un tema tanto delicato con la dovuta considerazione e il rispetto che meritano, preferiscono lavarsene le mani, o forse non sporcarsele, proponendo di rimandare alle calende greche il dibattito su qualcosa che riguarda migliaia di precari della scuola, senza neanche sfruttare l’occasione per sottolineare gli aspetti più controversi della proposta di modifica. L’ennesima dimostrazione di arroganza, l’ennesimo atto di disprezzo che, dopo anni di sfruttamento i precari di III fascia di certo non meritano.

Valeria Bruccola, insegnante precaria, candidata di Rivoluzione Civile per il Consiglio regionale del Lazio a Roma e Viterbo, candidata per la Camera dei Deputati nella provincia di Viterbo.

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