Mobilità secondaria – E' caos, revoche a rischio a causa della riforma Gelmini

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Il 10 giugno prossimo scadrà il termine per la presentazione delle revoche delle domande di trasferimento nelle scuole secondarie di II grado. Ma la maggior parte degli uffi ci scolastici non ha ancora provveduto all’assegnazione dei docenti che hanno esercitato l’opzione per passare dal vecchio al nuovo ordinamento. Il rischio che si corre è quello di impedire, di fatto, ai docenti opzionatari di revocare le domande di trasferimento e di scatenare così un forte contenzioso. È il caso, per esempio, degli insegnanti di istituti tecnici che avevano avviato da anni la sperimentazione linguistica. E che adesso, con la riforma Gelmini, hanno visto la loro scuola scindersi in due tronconi: il primo con la costituzione di un istituto tecnico commerciale e il secondo con l’introduzione di un liceo linguistico. Per questi docenti il contratto sulla mobilità prevede la facoltà di chiedere di essere assegnati nell’istituto di nuova costituzione.
E quindi non sono rari i casi di insegnanti, già titolari nell’organico dell’istituto tecnico commerciale, che chiedano il passaggio nel liceo linguistico. Questa facoltà è stata rinnovata anche quest’anno grazie ad un intervento interpretativo del 23 aprile (nota prot. A00DGPER 4024). «L’opzione di cui all’art. 20 c. 2 del Ccni sulla mobilità sottoscritto l’11.3.2013 si esercita ogni anno fino alla messa a regime anche nelle quarte e quinte classi del riordino della scuola secondaria di secondo grado», si legge, «a condizione che si tratti di trasformazione, ancorché graduale, di preesistenti corsi, anche sperimentali, in nuovi percorsi di studio». Resta il fatto, però, che il termine di presentazione delle domande di trasferimento è scaduto il 9 aprile scorso, mentre la nota porta la data del 23. I docenti interessati dunque hanno presentato sia domanda di trasferimento che di opzione. Il risultato è l’insorgenza di posizioni confliggenti regolate da norme diverse. E se gli uffi ci periferici non interverranno in tempo, i docenti interessati non saranno posti in condizione di revocare le domande di trasferimento perché, in assenza dell’esito delle opzioni, i più potrebbero ritenere conveniente astenersi dal revocare le domande. Anche perché tra di essi ci sono docenti che, qualora l’opzione non venisse soddisfatta, potrebbero avere interesse ad andare altrove anziché rimanere nella scuola di attuale titolarità.

ItaliaOggi

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