La dispersione scolastica è un fenomeno che non riguarda soltanto il mondo dell’istruzione, ma si estende alle radici della società, influenzando il tessuto economico e culturale delle comunità. Secondo Mucci, rappresentante del Sindacato Generale Scuola (SGS), ogni alunno che abbandona gli studi rappresenta un’opportunità per la criminalità organizzata, che prospera nelle pieghe dell’ignoranza e della rassegnazione.
Non si tratta di una semplice affermazione retorica: i dati lo confermano. Sebbene l’Italia abbia recentemente registrato un calo significativo del tasso di abbandono scolastico precoce, sceso all’8,2% nel 2025, superando l’obiettivo fissato dall’Unione Europea del 9%, le disparità territoriali rimangono evidenti. In alcune zone del Sud Italia, in particolare in Sicilia, la dispersione scolastica continua a raggiungere cifre preoccupanti. Non solo gli studenti che lasciano gli studi prematuramente sono a rischio, ma anche coloro che completano il ciclo scolastico senza acquisire competenze adeguate si trovano spesso esclusi dal mercato del lavoro e vulnerabili alle sirene della criminalità.
Le cause di questo fenomeno sono molteplici e intrecciate: povertà educativa e familiare, disoccupazione giovanile e la presenza invasiva della criminalità organizzata che, in alcune realtà, svaluta l’importanza dell’istruzione. “Tanto con la mafia si guadagna di più”, è una frase che purtroppo riecheggia ancora in alcune comunità.
Di fronte a questa emergenza sociale, la scuola da sola non può bastare. È necessario costruire una “comunità educante”, un’alleanza tra genitori e insegnanti che sappia offrire ai giovani una rete di supporto solida e concreta. I genitori devono essere coinvolti attivamente: sostenere la frequenza scolastica, valorizzare lo studio a casa e segnalare tempestivamente eventuali disagi. Gli insegnanti, dal canto loro, devono andare oltre il ruolo tradizionale di educatori, diventando punti di riferimento, tutor e guide per i ragazzi.
Mucci insiste sulla necessità di azioni coordinate: patti educativi tra scuola e famiglie, programmi di orientamento precoce e supporto psicologico, attività extrascolastiche che promuovano la cultura della legalità. Iniziative come visite ai beni confiscati alla mafia o incontri con testimoni diretti rappresentano strumenti potenti per sensibilizzare i giovani e offrire loro modelli alternativi.
Il coinvolgimento delle istituzioni locali è altrettanto cruciale. I Comuni possono giocare un ruolo determinante nel contrasto all’evasione scolastica e nell’attivazione di percorsi di recupero per chi ha già abbandonato gli studi. La Campania, ad esempio, ha dimostrato che è possibile riportare migliaia di giovani sui banchi di scuola con interventi mirati.
L’unità tra genitori e insegnanti non è una semplice utopia: è una necessità pratica per costruire una società più giusta e libera dalla cultura mafiosa. Dove c’è ignoranza, c’è terreno fertile per l’illegalità; dove c’è consapevolezza e senso critico, invece, si aprono le porte a un futuro diverso.
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