La delibera che introduce “il merito” nel giudizio ministeriale sulla scuola è la maschera del mercato, l’ultimo regalo del tecnico. Negli Usa il 97 per cento dei genitori ha contestato i test standard È uno strano neonato, un figlio illegittimo di incontri clandestini tra destra reazionaria e furore ideologico di un tecnico del capitale. Nato venerdì scorso, è stato battezzato come vuole una prassi ormai consolidata: «Consiglio dei Ministri, Decreto numero 72 dell’8 marzo 2013». Ligio al dovere, il Sole24Ore ha annunciato il lieto evento con l’impareggiabile faccia tosta padronale: il governo “scaduto”, infatti, per il giornale di Confindustria, non solo ha «acceso il semaforo verde definitivo» per dare il via libera a una delibera ormai indifferibile, ma ha anche risposto all’ansiosa attesa della scuola. Si direbbe quasi che gli insegnanti, consapevoli d’essere incapaci, sfaticati e convinti di aver perciò meritato i tagli , i mancati investimenti, le classi pollaio, le campagne di stampa sui fannulloni e il discredito dovuto alle dichiarazioni dei loro ministri, non attendano altro che il giorno del giudizio. La scuola, pervasa finalmente di spirito cristiano, si sarebbe ormai attestata sul religioso principio della rassegnazione: quando riceve un ceffone, porge l’altra guancia e a suon di botte s’è rimbecillita.

Per il “governo dell’ordinaria amministrazione” – e la stampa che ancora lo sostiene – il decreto era necessario, perché, si racconta, se i ministri non l’avessero varato, la scuola non avrebbe più avuto accesso ai fondi europei. A guidare il sistema d’ora in avanti penserà l’Invalsi; il ministro parla ovviamente di “autovalutazione” e mette in ombra la via prescelta, controllata invece da nuclei esterni, incaricati di intervenire sui percorsi di miglioramento dell’apprendimento e, di fatto, sul funzionamento delle scuole.

In realtà, mentre l’esito delle elezioni politiche dimostra chiaramente che il paese non si fida degli uomini chiamati a governarlo senza consultazioni elettorali e dei partiti che si sono assunti la grave responsabilità storica di appoggiarli, le scuole della repubblica sono ora obbligate a rispondere delle inevitabili conseguenze dell’incompetenza ministeriale.

Da settembre personale amministrativo, docenti e dirigenti scolastici dovranno render conto a un’agenzia esterna (che ha già dato pessima prova) e, non bastasse, a genitori trasformati in acquirenti del “prodotto scuola” immesso sul “mercato”. Ciò, a prescindere dal contesto in cui essi operano, dal peso insostenibile delle scelte politiche di chi ha governato e, per finire, dalle responsabilità non di rado decisive delle famiglie stesse nel fallimento scolastico degli alunni. Tra le più velenose novità, il decreto presenta, infatti, la «Rendicontazione sociale delle istituzioni scolastiche», che ha un significato chiaro ed grave: diagnosi e terapia dell’agenzia esterna chiamata a valutare sono verità di fede scientificamente provate e non si discutono, sicché a cuor leggero il ministero, giunto il momento delle iscrizioni, renderà pubblico il presunto valore delle istituzioni scolastiche prima e dopo la cura, in modo che «la diffusione dei risultati raggiunti, attraverso indicatori e dati comparabili», consenta alle famiglie di scegliere le scuole migliori.

Non è difficile capirlo: per la libertà d’insegnamento il colpo è mortale. In questo senso, lo scontro che si è aperto l’anno scorso tra docenti e autorità scolastiche negli Usa, che della valutazione “marca Profumo” sono la patria, è molto indicativo. La pietra dello scandalo, infatti, l’origine della protesta, è stata l’imposizione di test standardizzati che hanno determinato il proliferare di società pronte a far profitto valutando il “merito” a scapito del tempo dedicato alla formazione di coscienze critiche. Quando si è giunti a impegnare per le prove qualcosa come dieci giorni di un anno di scuola, i docenti hanno manifestato il sospetto fondato che una valutazione così concepita punti a cancellare la scuola vera, quella che anche negli Usa è l’unica, grande opportunità di riscatto sociale e di crescita civile.

Di fronte a un sistema che produce profitti per le minoranze e nega diritti alla collettività, la protesta è montata e non si è mai veramente spenta. Le molte classi mandate allo sfascio, le pretese arbitrarie e gli incontrollabili abusi di meccanismi in grado di controllare e allo stesso tempo sfuggire ai controlli, hanno alimentato timori fondati di una crisi irreversibile del sistema formativo, All’ordine del giorno sono così rapidamente giunte le vicende sintomatiche di ottimi docenti licenziati in nome di un sospetto “svecchiamento”; docenti che, guarda caso, erano proprio quelli che godevano della maggior fiducia di genitori, studenti e collettività e avevano con ogni probabilità un solo demerito: pensavano e inducevano a pensare. Nella scorsa primavera, quando sono stati resi noti i risultati dei test e le scuole ritenute a “basso rendimento” – “scheletri” secondo i Soloni che popolano l’equivalente dell’Invalsi statunitense – hanno conseguito i punteggi più alti, un sondaggio ha rivelato che il 97 % dei genitori boccia la sedicente “modernizzazione” e i miracoli della decantata “oggettività anglosassone”. Una “oggettività” così cieca e sospetta, da fare della globalizzazione l’occasione per un furto di diritti che è ormai sotto gli occhi di tutti.

La verità purtroppo è più semplice e terribilmente più grave di quanto lasci intendere la stampa padronale: il governo Monti, che non è nato da elezioni e non è caduto in parlamento, perché quando s’è ritenuto sfiduciato è andato a dimettersi al Quirinale, ha concluso in modo coerente ma onestamente penoso la sua vita costituzionalmente anomala. L’otto marzo del 2013 va ricordato col lapillo nero: un consiglio dei ministri “scaduto” e il suo presidente mai eletto, tecnico e allo stesso tempo leader di un partito politico bocciato senza appello dagli elettori, hanno ritenuto di procedere all’approvazione di un decreto che non aveva alcun carattere d’urgenza.

D’accordo, le nuove Camere non si sono ancora riunite, ma ciò non abilita un organismo già morto, come di fatto è il governo Monti, ad un esercizio normale dei poteri. E’ vero il contrario: il limite invalicabile della sua facoltà d’intervento è la contingenza straordinaria.

Questo governo, nato fuori dalla Costituzione e seccamente liquidato dagli elettori, che lo hanno impietosamente stroncato assieme ai partiti che lo sostenevano, non mette limiti all’indecenza. Il sistema di valutazione della scuola poteva attendere. Urgente è, se mai, la necessità di rimediare all’estrema arroganza di Monti e dei suoi ministri e c’è da augurarsi che il Presidente Napolitano provveda a ricondurre il suo ex pupillo al rispetto della sbandierata “sovranità popolare”.

il manifesto, 13/3/2013

Share

1 COMMENT

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *

2.771 Commenti di spam bloccati finora da Spam Free Wordpress

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.