Mentre 527.607 studenti affrontano la prima prova scritta della maturità 2026, un altro esame si svolge in parallelo — quello delle commissioni. Presidenti e commissari sanno bene che ogni loro decisione può diventare oggetto di un ricorso al TAR. E questa consapevolezza, maturata negli anni attraverso sentenze scomode e procedimenti costosi per le scuole, ha plasmato una prassi non scritta ma diffusissima: quando c’è il dubbio, si promuove.
Non è pigrizia, non è buonismo. È una risposta razionale a un sistema in cui le conseguenze di una bocciatura contestata — il ricorso, la sospensiva, la riapertura dell’esame, il risarcimento, l’immagine della scuola — pesano molto di più delle conseguenze di una promozione che qualcuno avrebbe meritato di non ottenere.
Questo articolo spiega perché succede, quali sono gli errori formali che aprono davvero la strada ai ricorsi, e se la riforma Valditara 2026 è riuscita a invertire questa tendenza.
Il paradosso del sistema: bocciare è più rischioso che promuovere
Il sistema di valutazione della maturità italiana è costruito in modo tale che le conseguenze di una bocciatura ingiusta sono immediate e visibili, mentre le conseguenze di una promozione ingiusta sono diffuse e invisibili.
Una bocciatura ingiusta ? ricorso al TAR ? sospensiva immediata ? studente reintegrato ? scuola costretta a ridiscutere l’esame ? eventuale risarcimento ? cattiva stampa.
Una promozione ingiusta ? niente ricorso ? nessuna procedura ? nessuna visibilità ? conseguenze a lungo termine (studente impreparato all’università, lavoro, vita) che non ricadono mai sulla commissione.
Il risultato pratico è che il sistema incentiva asimmetricamente la promozione. Non è una cospirazione dei docenti — è la logica degli incentivi che guida il comportamento razionale di chi deve prendere decisioni in condizioni di incertezza e rischio.
Come ha spiegato l’avvocato Isetta Barsanti Mauceri, esponente del SIDELS (Società Italiana di Diritto dell’Educazione e della Scuola), il contenzioso nasce perché i docenti spesso non hanno seguito le norme o le hanno applicate in maniera rigida senza comprendere il contesto. Non è la difficoltà pedagogica a generare ricorsi — è la negligenza procedurale. E la risposta dei commissari più esperti a questa consapevolezza è semplice: se non sei sicuro di aver seguito alla lettera tutte le procedure, promuovi.
Gli errori formali che aprono davvero la strada al TAR
Conoscere quali sono i vizi procedurali che i TAR accolgono è fondamentale per capire perché i commissari sono così attenti alla forma. I principali motivi legittimi per presentare ricorso al TAR sono le irregolarità procedurali (firme mancanti, commissione mal composta, documenti assenti o incompleti), l’illogicità manifesta (giudizi che non trovano riscontro nei verbali o nel percorso scolastico), il travisamento dei fatti (valutazioni fondate su una percezione errata della prova), la disparità di trattamento (lo studente è stato valutato diversamente rispetto ai compagni in circostanze simili) e la violazione del PDP o PEI (nel caso di studenti con DSA o BES, il mancato rispetto delle misure previste può invalidare l’esame).
In dettaglio, gli errori formali più ricorrenti che trasformano una bocciatura legittima in una bocciatura annullabile sono:
| Errore formale | Conseguenza | Frequenza |
|---|---|---|
| Verbale senza motivazione della bocciatura | TAR può annullare per difetto di motivazione | Molto comune |
| Colloquio orale troppo breve o focalizzato su una sola materia | TAR può ravvisare irregolarità procedurale | Comune |
| PDP/PEI non applicato correttamente per studenti DSA/BES | Quasi certamente accolto dal TAR | Frequentissimo nel contenzioso |
| Commissione mal composta o nomina irregolare | Invalidazione dell’intera sessione | Raro ma dirompente |
| Famiglia non informata delle criticità in corso d’anno | TAR può ritenere violato il diritto di difesa | Crescente |
| Disparità documentata rispetto a un compagno in situazione analoga | TAR può ravvisare irragionevolezza | Difficile da dimostrare ma accolto se documentato |
Il risultato pratico per i commissari è che non basta valutare correttamente — bisogna documentare correttamente. Un presidente esperto sa che una bocciatura tecnicamente giusta ma formalmente traballante vale esattamente quanto una bocciatura ingiusta davanti al TAR.
Le sentenze che hanno cambiato i comportamenti delle commissioni
Le decisioni della magistratura amministrativa degli ultimi anni hanno definito con crescente precisione i confini entro cui le commissioni possono muoversi — e dove rischiano di sbagliare.
Sentenza TAR Veneto — il voto numerico è sufficiente Il TAR del Veneto ha stabilito che il semplice voto numerico è di per sé sufficiente e non necessita di ulteriori spiegazioni, in quanto la cifra sintetizza perfettamente il giudizio della commissione nel rispetto dei criteri predeterminati. Questa sentenza riduce il rischio di ricorsi per difetto di motivazione sul voto numerico — ma non elimina l’obbligo di motivare la bocciatura nel verbale.
Tribunale di Palermo — l’ansia non giustifica la scena muta Il Tribunale di Palermo ha respinto il ricorso di una studentessa bloccata da un attacco di panico, chiarendo che la ripetizione della prova può essere concessa solo in caso di impossibilità totale a proseguire. Questa sentenza rafforza il potere discrezionale della commissione — ma solo se la decisione è documentata correttamente nel verbale.
Consiglio di Stato — legittima la bocciatura per uso del cellulare Il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità della bocciatura per l’uso del cellulare, mentre il TAR della Campania ha scagionato le scuole in altri casi simili. La linea è chiara: le sanzioni per comportamento scorretto sono difficilmente impugnabili se le procedure disciplinari sono state rispettate.
Il caso di Tivoli — promossa con sei insufficienze Il caso più emblematico della tendenza opposta: una studentessa delle medie è stata promossa con sei insufficienze perché, secondo il giudice, la regola deve essere la promozione e la priorità l’impegno e non il solo risultato. Questo precedente — anche se riguarda la scuola media e non la maturità — ha alimentato tra i commissari la percezione che bocciare sia sempre l’opzione più rischiosa.
La statistica che pesa sulle decisioni: 1 ricorso su 10 accolto Solo 1 ricorso su 10 viene accolto dal TAR. Significa che il 90% delle bocciature contestate viene confermato. Ma quella percentuale del 10% — con tutto il costo in termini di tempo, energie, immagine e talvolta risarcimenti — è sufficiente a rendere la bocciatura un’opzione da maneggiare con estrema cautela.
Il fenomeno dei presidenti che rinunciano: il ruolo è diventato insostenibile
Un altro segnale della pressione crescente sulle commissioni è il numero crescente di presidenti e commissari che rinunciano all’incarico prima dell’inizio degli esami. Ogni anno, con l’avvicinarsi dell’esame di maturità, il Ministero dell’Istruzione si trova a fare i conti con un fenomeno silenzioso ma rilevante: le rinunce da parte di presidenti e commissari nominati per le commissioni.
Le ragioni sono molteplici — il compenso rimasto quasi invariato da 26-27 anni — ma tra le cause più citate dai presidenti che declinano l’incarico c’è esplicitamente la responsabilità legale e la gestione dei casi difficili, in un contesto dove il rischio di ricorso è percepito come una spada di Damocle permanente.
Come ha denunciato il presidente dell’ANP (Associazione Nazionale Presidi) Giannelli, non è concepibile che a distanza di 26-27 anni il compenso dei commissari sia addirittura leggermente diminuito. Un ruolo con responsabilità crescenti e compenso decrescente — il risultato prevedibile è la fuga.
Come funziona la difesa della commissione in caso di ricorso
Quando uno studente o una famiglia presenta ricorso al TAR, la commissione non si difende da sola. La scuola — attraverso l’avvocatura dello Stato o un legale incaricato dall’ufficio scolastico — deve produrre tutta la documentazione a supporto della decisione: verbali delle riunioni, griglie di valutazione, atti dello scrutinio finale, eventuali comunicazioni alle famiglie durante l’anno.
Il processo ha costi significativi: in media tra i 3.500 e gli 8.000 euro per la famiglia ricorrente. Ma anche per la scuola i costi — in termini di ore di personale, documentazione, consulenza legale — non sono trascurabili. E in caso di soccombenza, la scuola può essere condannata a riaprire l’esame o, nei casi più gravi, a risarcire il danno.
Il risultato pratico è che molti dirigenti scolastici, pur non intervenendo direttamente nelle decisioni della commissione, trasmettono implicitamente il messaggio: fate attenzione alla forma, documentate tutto, e nel dubbio valutate con generosità.
La riforma Valditara 2026: più rigore, ma l’inversione di tendenza sarà solo parziale
La riforma della maturità introdotta dal DL 127/2025 (convertito in legge 164/2025) e dall’Ordinanza Ministeriale n. 54/2026 introduce diverse misure che teoricamente dovrebbero ridurre sia i ricorsi che la tendenza a promuovere per paura.
Le novità più rilevanti:
Con due insufficienze allo scrutinio finale la bocciatura è automatica — riducendo la discrezionalità della commissione e quindi la superficie di attacco dei ricorsi. La scena muta all’orale comporta bocciatura automatica — eliminando la zona grigia precedente in cui alcuni studenti venivano promossi sommando i punti del triennio e delle prove scritte. Le commissioni diventano miste (docenti interni ed esterni) — aumentando l’oggettività percepita e riducendo la disparità di trattamento. Il Governo stanzia 3 milioni di euro per il 2026 e 11 milioni per il 2027 destinati ai corsi di aggiornamento per i commissari — l’obiettivo è garantire standard professionali elevati e criteri di valutazione omogenei, riducendo il margine di soggettività che, da anni, caratterizza la prova orale.
Perché l’inversione sarà solo parziale:
Secondo l’avvocato Barsanti Mauceri del SIDELS, sebbene le novità siano significative, l’inversione di tendenza sarà solo parziale, a causa di alcune criticità persistenti. Il contenzioso nasce da errori procedurali — e le nuove regole riducono la discrezionalità ma non eliminano la complessità procedurale. I casi DSA/BES, che rappresentano la quota più alta del contenzioso attuale, non vengono sostanzialmente toccati dalla riforma. La pressione psicologica sui commissari — legata a compensi inadeguati, responsabilità crescenti e rischio legale percepito — non cambia con una riforma normativa.
Il meccanismo psicologico: perché il rigore formale porta al lassismo valutativo
C’è un paradosso al cuore di questo sistema che vale la pena esplicitare con chiarezza.
I commissari più scrupolosi — quelli che documentano tutto, seguono le procedure alla lettera e motivano ogni decisione — sono paradossalmente quelli che possono permettersi di bocciare con più sicurezza. La documentazione impeccabile è il loro scudo contro i ricorsi.
I commissari meno esperti o meno formati — quelli che non documentano a sufficienza, che tengono verbali sommari, che non comunicano alle famiglie le criticità durante l’anno — sono quelli che davanti a una bocciatura difficile si trovano più esposti. E la loro risposta razionale è promuovere, non per convinzione pedagogica ma per minimizzare il rischio.
Il risultato è che la pressione burocratica e legale del sistema finisce per premiare i peggiori e penalizzare i migliori. Chi lavora bene può bocciare. Chi lavora male deve promuovere.
Questa è la tendenza che la riforma Valditara prova ad aggredire con la formazione obbligatoria dei commissari — 3 milioni di euro nel 2026, 11 milioni nel 2027. Se la formazione sarà davvero efficace e diffusa, potrebbe spostare l’equilibrio. Se rimarrà un adempimento burocratico, il paradosso continuerà.
Cosa può fare uno studente che ritiene di essere stato valutato ingiustamente
Per completezza, e perché è la domanda che arriverà nei prossimi giorni da genitori e studenti che non sono soddisfatti del voto:
Il ricorso al TAR vale la pena solo in presenza di vizi procedurali, non di disaccordo sul merito del voto. La valutazione numerica è considerata giudizio tecnico-discrezionale: il giudice non può sostituirsi alla commissione nel dire se uno studente meritava 70 o 75. Può farlo solo se la procedura era sbagliata.
Le tempistiche: il ricorso va presentato entro 60 giorni dalla pubblicazione del voto, con l’assistenza obbligatoria di un avvocato specializzato in diritto amministrativo.
I costi: in media tra 3.500 e 8.000 euro, con possibilità di chiedere la sospensiva immediata per consentire allo studente di iscriversi all’università in attesa del giudizio.
Le probabilità: solo 1 ricorso su 10 viene accolto. Prima di procedere, è essenziale una valutazione onesta da parte di un legale esperto sulla solidità dei vizi procedurali contestati.
Il consiglio più utile: prima di pensare al TAR, richiedere l’accesso agli atti — verbali, griglie di valutazione, documenti della commissione — attraverso la segreteria scolastica. Solo dopo aver letto la documentazione si può valutare se esistono effettivamente vizi procedurali contestabili.
Fonti: OM MIM n. 54 del 26 marzo 2026 — organizzazione esame maturità 2026; DL 127 del 9 settembre 2025, convertito L. 164/2025 — riforma esame di Stato; Consiglio di Stato — sentenza su bocciatura per uso cellulare; TAR Veneto — sentenza su sufficienza voto numerico; TAR Campania — sentenza su scuole secondarie; Tribunale di Palermo — sentenza su attacco di panico; Tecnica della Scuola — intervista avv. Barsanti Mauceri (SIDELS), giugno 2026; ANP (Giannelli) — dichiarazioni compensi commissari; Ai.Bi. — dati ricorsi TAR bocciature; Skuola.net — guida ricorsi maturità; Brocardi.it — analisi DL 127/2025.
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