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Sostegno scolastico, ANIEF: il TAR Lazio si pronuncerà sul meccanismo di conferma degli insegnanti precari

Conferma del docente di sostegno, si attende la pronuncia del TAR

La questione del sostegno scolastico torna al centro del dibattito con una nuova scadenza fissata dal TAR del Lazio. L’udienza, prevista per il 18 dicembre 2026, si concentrerà sul ricorso presentato dall’ANIEF contro il meccanismo che consente alle famiglie di studenti con disabilità di richiedere la conferma dell’insegnante di sostegno precario, introdotto dall’articolo 8, comma 2, del decreto-legge n. 71/2024 e regolamentato dall’ordinanza ministeriale n. 27/2026.

Il sistema, che mira a garantire la continuità didattica, prevede un iter ben definito: entro il 31 maggio le famiglie possono richiedere la conferma dell’insegnante; entro il 15 giugno i dirigenti scolastici comunicano l’esito; infine, gli Uffici scolastici territoriali formalizzano le conferme entro il 31 agosto. Solo dopo questa fase vengono avviate le convocazioni dalle graduatorie provinciali per le supplenze. Tuttavia, è proprio in questa concatenazione di passaggi che si annidano le criticità giuridiche sollevate dall’associazione sindacale.

Marcello Pacifico, presidente dell’ANIEF, non usa mezzi termini nel commentare la situazione: «Non mettiamo in discussione il diritto sacrosanto delle famiglie alla continuità didattica. Ma costruire questa continuità su un sistema che perpetua la precarietà degli insegnanti è un paradosso inaccettabile». La questione, infatti, non è solo tecnica, ma profondamente politica e sociale. Come è possibile, si chiede Pacifico, che nel 2026 l’Italia continui a basare la tutela degli studenti con disabilità su un esercito di docenti precari che, a pochi mesi dall’inizio dell’anno scolastico, non sanno se e dove lavoreranno?

La risposta, in parte, arriva dall’Europa. Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali ha già accolto un reclamo presentato dall’ANIEF, evidenziando come l’Italia violi la direttiva 1999/70/CE sui contratti a tempo determinato attraverso la reiterazione sistematica di rapporti di lavoro precari nella scuola pubblica. Un dato che pesa come un macigno: oggi si contano circa 120mila insegnanti precari, molti dei quali abilitati e con anni di esperienza alle spalle. Una situazione che non solo penalizza i lavoratori, ma mina anche la qualità dell’istruzione offerta agli studenti più fragili.

L’udienza del prossimo dicembre rappresenta un passaggio cruciale in una battaglia legale che si intreccia con un problema strutturale del sistema scolastico italiano. Ma il vero nodo da sciogliere resta politico: «L’Europa ha già indicato la strada», conclude Pacifico. «Ora spetta al Parlamento italiano assumersi le proprie responsabilità e mettere fine a questa ingiustizia cronica.»

Nel frattempo, il tempo scorre e la precarietà continua a essere il filo conduttore di una vicenda che coinvolge non solo gli insegnanti, ma anche migliaia di famiglie che chiedono certezze per il futuro educativo dei propri figli. Il 18 dicembre sarà una data importante, ma difficilmente risolutiva. La sensazione è che questa battaglia abbia ancora molta strada da fare.

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