Roma, 18 giugno – La riforma degli istituti tecnici continua a sollevare un’ondata di proteste, alimentando un clima di tensione che sembra lontano dall’essere placato. Dopo le iniziali manifestazioni di dissenso, tra cui l’adozione alternativa dei libri di testo e lo sciopero degli scrutini, la situazione appare sempre più critica. A far discutere è il decreto sulle classi di concorso, firmato lo scorso aprile ma reso pubblico solo a giugno, che secondo i detrattori non affronta in modo efficace le problematiche sollevate dagli addetti ai lavori.
Antonio Caso, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Cultura alla Camera, non usa mezzi termini nel criticare l’operato del Governo: “Il decreto introduce correttivi tardivi e insufficienti. Sebbene in alcuni casi riduca il rischio di soprannumerari, non restituisce le ore tagliate né garantisce stabilità alle cattedre e agli organici. Questo non è un intervento risolutivo, ma un palliativo che aggrava il disagio nelle scuole”.
Le critiche non si fermano però all’attuazione pratica della riforma. Nel mirino c’è anche il suo impianto concettuale. Secondo Caso, il nuovo modello riduce le ore dedicate a discipline fondamentali e introduce insegnamenti ancora poco chiari, con il rischio di impoverire il percorso formativo degli studenti. “Si sta piegando l’istruzione tecnica a una logica aziendalista – sottolinea l’esponente pentastellato – sacrificando la qualità della formazione sull’altare di esigenze economiche e produttive”.
Nel frattempo, cresce la mobilitazione delle famiglie, molte delle quali si stanno organizzando per presentare ricorsi straordinari. Il motivo? L’offerta formativa per cui avevano iscritto i propri figli è stata modificata a posteriori, generando confusione e insoddisfazione.
Caso punta il dito anche contro la giustificazione del Governo, che lega l’impossibilità di un rinvio agli impegni presi con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). “Non è vero che non si possa posticipare. Basti guardare al caso del Trentino, dove il Ministero ha autorizzato lo slittamento della riforma al 2027/2028. Certo, l’autonomia speciale rende la situazione diversa, ma dimostra che una proroga è fattibile”, spiega il deputato.
Il Movimento 5 Stelle chiede con forza al Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di rivedere le tempistiche e di aprire un confronto reale con tutte le parti coinvolte: scuole, docenti, studenti e famiglie. “Non si tratta solo di un appello – conclude Caso – ma di una necessità per garantire un futuro migliore ai nostri giovani. Continuare su questa strada significherebbe ignorare le legittime preoccupazioni di chi vive ogni giorno la scuola”.
La questione resta aperta e promette di essere uno dei nodi più complessi da sciogliere nei prossimi mesi. Riuscirà il Governo a trovare una sintesi tra le esigenze del PNRR e quelle della comunità scolastica? Le risposte tardano ad arrivare, ma il tempo stringe.
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